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Emilio Vedova ai Magazzini del Sale

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Conoscevo l'arte di Emilio Vedova superficialmente. Complice una mostra in abbinamento con un artista che amo, Alexander Calder , qualche mese fa ho visitato per la prima volta la sede di Fondazione Emilio e Annabianca Vedova a Venezia. E' sempre affascinante vedere dal vivo il raffinato, animalesco equilibrio di segno, materia e colore tipici di Calder, e interessante è stata la scoperta dei progetti di Calder e Vedova per Expo 67 a Montreal. Tutto molto bello, davvero. Ma l'emozione pura, come spesso accade, scaturisce dall'inaspettato. Ai Magazzini del Sale mi aspettavo di vedere le opere di Emilio Vedova, in particolare quelle appartenenti al ciclo De America del 1976, il mio anno, con quei bianchi e neri intensi e istintivi. Così è stato. Quello che non mi aspettavo era l'allestimento espositivo, quella sublime macchina infernale ideata da Renzo Piano di cui avevo tanto sentito parlare e che non immaginavo fosse stata riattivata per questa mostra. Una da...

Biennale di Venezia: All the world's futures

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Si è chiusa da qualche settimana la Biennale d'Arte di Venezia, dal titolo "All the world's futures", a 120 anni di distanza dalla prima esposizione del 1895 la Biennale e Okwui Enwezor indagano il passato, il presente e il futuro dell'arte attraverso lo strumento del dialogo e la chiave di lettura del palcoscenico.  Il mio approccio alla Biennale è ormai consolidato; preferisco arrivare all'esposizione d'arte veneziana con la testa, il cuore e gli occhi vergini da qualsiasi condizionamento, preferisco vivere il momento e lasciarmi andare alle atmosfere, forme, luci, colori, sensazioni, a lasciarmi guidare dall'istinto, dall'immediatezza, con curiosità e voglia di emozioni.  Quest'anno non ho potuto fare a meno di cogliere intorno a me alcune perplessità su questa Biennale prima di poterla visitare, perplessità che forse mi hanno condizionato, o forse mi hanno solo aiutato ad essere più attento nel corso della mia visita all'Arsena...

Cultura: il Carnevale a Venezia

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Del carnevale mi sono sempre piaciute le frittelle, un po' meno gli scherzi, decisamente meno i costumi. Fin da bambino odiavo il costume di carnevale, lo sentivo un obbligo, non un gioco, assolutamente non una liberazione. Quando sono cresciuto e ho potuto decidere per me stesso non ho più indossato un costume di carnevale se non in rarissime occasioni. Il carnevale, come tante altre occasioni tradizionali, è diventato nel tempo un evento sempre più commerciale. Quello che mi piace del Carnevale di Venezia è che pur essendo un (gigantesco) evento commerciale, perlomeno è nel frattempo una straordinaria occasione per fare cultura. Passeggiando per calli, campi e campielli si incontrano anche costumi improbabili e fuori contesto, come qualche travestimento da medico della mutua che poco ha a che fare con il Medico della peste , e recentemente si sono moltiplicate le maschere del vendicatore V che proprio nulla hanno a che fare con la tradizionale Bauta , ma nella maggior parte ...

Architettura: Tadao Ando e Punta della Dogana

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Punta della Dogana è un luogo strategico per Venezia. Lo è stato nella storia e può tornare ad esserlo nella modernità. Da sempre luogo di scambio di merci, è stata trasformata in un luogo di scambio di culture, grazie a Francois Pinault Foundation e al restauro di Tadao Ando è diventato uno degli spazi museali più affascinanti di Venezia. Vista da Piazza San Marco, Punta della Dogana è una sorta di prua cittadina che squarcia le acque del Canal Grande. Arrivando a Punta della Dogana invece, tra passaggi di calli strette e lasciandosi scorrere Palazzo Venier e la Peggy Guggenheim Collection , la vista di Palazzo Ducale e del campanile di San Marco che si specchia sul Canal Grande è suggestiva, emozionante. L'esterno di Punta della Dogana è rigoroso, rispetta la solidità richiesta dalla sua storia di luogo dedicato alle attività militari e commerciali. La sorpresa è al suo interno, dove l'intervento di Tadao Ando con un grande volume centrale, un cubo realizzato con il suo cel...

Arte: Prima Materia a Punta della Dogana

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Dall'alchimia medievale alla fisica nucleare moderna, la ricerca sulla prima materia, l'elemento primordiale dell'esistenza, ha impegnato scienziati, filosofi, artisti. Caroline Bourgeois e Michael Govan hanno esplorato questo tema per Francois Pinault Foundation, in mostra a Punta della Dogana a Venezia , fino al prossimo 15 febbraio 2015. Non amo prepararmi troppo quando vado a vedere una mostra d'arte, soprattutto se d'arte moderna o contemporanea. Ho fatto lo stesso per questa mostra, leggendo del tema generale, quello della Prima materia, ma senza entrare nei dettagli o negli approfondimenti. Ho affrontato contro corrente anche il percorso museale, vagando liberamente tra gli splendidi spazi espositivi riprogettati da Tadao Ando. La riflessione sull'elemento costitutivo la materia primordiale non è così intuitiva, ma l'allestimento e le opere mi hanno accompagnato senza dubbio in una riflessione sull'esistenza. Opere piuttosto semplici, dai det...

Architettura: la Biennale di Rem Koolhaas

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Questa 14ma Biennale Internazionale di Architettura di Venezia è ormai agli sgoccioli, chiude domani, e io non ho ancora capito se mi è piaciuta oppure no. Concettualmente non fa una piega, è strutturalmente legata alla passata edizione che titolava " Common ground ", proseguendo dal terreno verso il tetto questa " Fundamentals " ci accompagna pezzo per pezzo, tra l'altro in perfetto divenire con la sorella Biennale d'Arte dello scorso anno, che con il " Palazzo Enciclopedico " ci aveva già abituati ad un approccio di questo tipo. Concetti a parte, questa biennale mi è sembrata a tratti troppo sperimentale e a tratti troppo reazionaria, una dicotomia che poteva essere molto interessante, se ben raccontata, ma la mia sensazione è stata piuttosto quella di smarrimento. Le cose interessanti non sono mancate, anzi, quello che non ho colto è stato il filo del racconto. Inoltre questa edizione, più di altre che ho avuto modo di visitare, sembrava esc...

Lifestyle: Venezia, città senza tempo

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Avere una città come Venezia a mezzora di distanza da casa è un assoluto privilegio. Amo la mia Padova e amo la sua periferia che mi ospita, tra terreni agricoli, argini di fiumi che si intersecano, colline all'orizzonte e zone residenziali tranquille e un po' banali. Ma se amo Padova è anche grazie a Venezia così a portata di mano, a portata di desiderio. Venezia è un caleidoscopio di silenzi e fracasso, di souvenir e arte, di immobilismo e frenesia, di realtà e immaginazione. Per molto tempo ho dimenticato quanto fosse straordinaria questa città. Poi capita di reincontrarla, quasi per caso, e innamorarti di nuovo di lei, con consapevolezza. Da qualche anno è tornata nel mio cuore, e sono sicuro che non se ne andrà mai. Ho ancora tanto da scoprire e mai riuscirò a capirla fino in fondo, ma questo viaggio dentro di lei, a tratti attento e silenzioso, a tratti distratto e gioioso, continuerà ad emozionarmi sempre. Una mattina di Settembre ho desiderato guardarla negli occhi, ra...

Arte: Da Pollock a Basquiat, passando per Andy Warhol e Peggy Guggenheim.

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Firenze. Ho lasciato da poco Palazzo Pitti e le sensazioni delicate del tourbillon di Masaaki Miyasako . Palazzo Vecchio ospita una più intesa mostra su Jackson Pollock e la furia del segno artistico. La mostra a Palazzo Vecchio è tutt'altro che furiosa, direi anzi sonnolenta. Le opere sono poche ma interessanti, l'allestimento povero, quasi noioso. Gli unici scatti d'adrenalina sono quelli provocati dai tentativi di fotografare senza farsi beccare dai custodi, fastidiosamente solerti al loro incarico da inquisitori. Per fortuna a completare la mostra c'è l' installazione a San Firenze , che permette di immergersi fino in fondo, anima e corpo, nella forza furiosa del gesto artistico di Pollock. E' la fine di giugno, e lascio sedimentare questa esperienza nella mia mente. Mi piace partire dall'emozione pura e istintiva di un'esperienza. Quando visito una mostra, un luogo, quando guardo un film, leggo un libro, quando faccio un progetto, quando sp...

Cultura e innovazione: Musei asociali

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Vi siete mai chiesti per quale motivo non si possono fare foto in moltissimi musei? Io me lo chiedo tutte le volte e ogni volta non riesco a trovare un motivo valido che giustifichi questa antipatica asociale abitudine. Non sono un esperto di conservazione museale ma mi è capitato, per lavoro, di collaborare alla realizzazione di allestimenti espositivi e anche alla realizzazione di laboratori di restauro. Le opere più delicate vengono debitamente isolate con vetri, pannelli o teche protettive che isolano o proteggono da umidità, raggi UV, polvere e altri agenti potenzialmente pericolosi. Se un opera è appesa senza alcuna particolare protezione è perché quell'opera, come dire, se lo può permettere. Di sicuro una foto fatta con un cellulare non danneggia nulla,  più che altro danneggia (così dicono...) qualche diritto di copyright e le tasche dei bookshop e artshop museali. Riassumendo, i musei ci impediscono di portare a casa un ricordo e molto spesso ci impediscono di fare per ...

Centre Pompidou e Atelier Brancusi

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Il mio primo incontro con una scultura di Brancusi è stato a Venezia, lo scorso anno, a casa di Peggy , una domenica mattina. Uccello nello spazio . Una forma ancestrale dalle superfici oniriche. Emozione pura. Lo scorso anno avevo incontrato per la prima volta anche il Centre Pompidou , a Parigi, e la fretta, cattiva consigliera, mi aveva fatto saltare l'appuntamento con l' Atelier Brancusi . Quest'anno non ho perso l'occasione per rimediare. Nella sua ricostruzione Renzo Piano utilizza sapientemente le pareti di vetro, senza mai abusarne, per darci degli scorci mai invadenti, per mantenere intatta l'idea di stanza, di involucro indipendente da noi, spettatori non paganti (si, l'ingresso è gratuito). L'effetto a prima vista può sembrare troppo teatrale e scenografico, rischia di lasciare sensazioni di uno spazio morto, immobile, ma i tagli di luce provenienti dal soffitto scaldano l'atmosfera, e in un crescendo continuo di dettagli, dallo studio 1 a...

Studi Aperti: Enzo Berti

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Once upon a time, Enzo Berti racconta i suoi progetti presso Spazio Silos a Mirano, Venezia. L'evento è inserito nel programma Studi Aperti, organizzato da Open Design Italia e Ottagono. Purtroppo diluvia, ma si intuiscono i tratti esterni del pregevole recupero industriale di Studio Silos: acciaio, cemento, vetro, mattoni, legno. L'esterno dialoga perfettamente con l'interno, creando sensazioni minimali, rigorose, museali. I pezzi di design di Enzo Berti riscaldano la galleria, ambiente espositivo che sorprende, con la botola sul pavimento che regala una vista unica verso il piano inferiore. L'atmosfera è rarefatta, i dialoghi soffusi, fingerfood e spumante sono disposti con accuratezza, perfettamente intonati con tutto quanto li circonda. La pioggia concede una tregua, usciamo, ci gustiamo i dettagli architettonici di Spazio Silos. Architettura, arte, design, fotografia, un dialogo vivo. - Immagine: Enzo Berti per Hiko - Ottagono: Studi Aperti a Venezia - O...

Carlo Scarpa: Negozio Olivetti Venezia

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C'è un piccolo meraviglioso angolo di Venezia, uno dei tanti, che mi emoziona più di tutti gli altri. E' una sintesi sorprendente di architettura, design, visione di impresa. In un angolo di Piazza San Marco, dal 2011, ha riaperto le porte il Negozio Olivetti di Carlo Scarpa, un allestimento museale di piccole dimensioni ma dal valore culturale inestimabile, affidato al FAI. Il restauro di questo capolavoro ci consente di rivivere l'atmosfera degli anni sessanta, la visionaria utopia socialista di Adriano Olivetti, il genio architettonico progettuale di Carlo Scarpa, la straordinaria creatività delle origini  del design industriale italiano. Il Negozio Olivetti è ben visibile dalle ampie vetrine di Piazza San Marco, dalle quali si percepisce tutta la potenza evocativa degli spazi, dei volumi, dei materiali, degli oggetti. Il mio consiglio però è di non accontentarsi. Aprite le porte e salite i gradini di quella scala straordinaria. Fate attenzione ai dettagli, respirate...

Biennale di Venezia: Il Palazzo Enciclopedico

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Si chiude domani la 55ma Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia: Il Palazzo Enciclopedico, curata da Massimiliano Gioni. La Biennale d'arte di Venezia è sempre affascinante. I motivi di interesse sono molteplici, tanto quanto i diversi piani di lettura. Entrare in profondità nei singoli percorsi artistici è impresa impossibile per i non addetti ai lavori, ma resta l'emozione dei luoghi e del filo narrativo che ti accompagna passo dopo passo. Mi piace vivere Arsenale, Giardini ed eventi collaterali in momenti diversi, dilatando le emozioni il più possibile, da giugno a novembre, per percepire la città e l'arte con l'aria fresca della primavera, i colori vivi dell'estate, i grigi infiniti dell'autunno. L'Arsenale è la scenografia che amo di più. Mi emoziono già scorgendo le torri in lontananza. I grandi padiglioni, le colonne, le pareti, i vetri, tutto quanto ti circonda ha il sapore della storia e del lavoro dell'uomo. L'arte, proiezione ...

Domenica a casa di Peggy

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Domenica 2 giugno, Venezia. Mattinata dal sole timido e dall'aria frizzante. E' il weekend di apertura della 55ma biennale d'arte, la città è di rosso vestita. Noi passeggiamo quasi indifferenti ai richiami della prestigiosa esposizione che si rincorrono in ogni angolo di Venezia, inciampando inavvertitamente su Simon Ma. Arriverà il momento della Biennale anche per noi, ma oggi si va a casa di Peggy. Attraversiamo Campo Santo Stefano, quindi il Ponte dell'Accamedia per entrare in Dorsoduro. L'ingresso di Palazzo Venier è in un angolo tranquillo e molto caratteristico, in direzione Punta della Dogana. Siamo di primo mattino, non c'è molta gente alla biglietteria, ci infiliamo curiosi nel Giardino di Sculture. L'atmosfera è fresca, rilassante... In un angolo, in fondo al giardino, c'è la curiosa sepoltura della padrona di casa, che ha voluto il riposo eterno in compagnia dei suoi amati cagnolini. Entriamo nell'edificio che ospita la permanente. Inu...

Arredare con l'OSB: c'era una volta il pallet

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C'era una volta il pallet (e resiste ancora). Negli ultimi anni i pallet sono stati utilizzati per arredare loft, atelier, shoroom e soprattutto stand fieristici. Non sempre i risultati sono stati eccellenti ma senza dubbio il pallet ha aperto le porte ad un approccio più informale nell'allestimento di alcuni luoghi considerati quasi sacri nel ventesimo secolo. Il regno del pallet sembra però in rapido e ineluttabile declino, rapidamente sostituito dal pannello OSB. L'oriented strand board, traducibile più o meno con  pannello di scaglie orientate, è sempre più il protagonista di interior design di varia natura, principalmente nelle tipologie di location già contaminate dal pallet: loft, atelier, shoroom e stand fieristici, come detto precedentemente... Ai giovani architetti piace l'OSB e l'ultima Biennale di Architettura di Venezia ne è stata la prova indiscussa, considerata la sua massiccia presenza in molti allestimenti. Avevo già apprezzato questo materiale in...

Common Ground: quattro passi in Biennale

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E' una domenica di pioggia, la scorsa, a Venezia. Da un lato pioggia a Venezia è sinonimo di disagi, dall'altro garanzia di maggiore tranquillità. Venezia con la pioggia è bella, silenziosa, fresca. E con lei la Biennale. Architettura, Common Ground, il terreno comune. Condivisione e contaminazione: queste parole sono sempre più presenti in tutti i contesti culturali ai quali mi approccio in questo periodo, buon segno. David Chipperfield, curatore della mostra, ne sottolinea l'importanza. L'allestimento complessivamente è interessante, a tratti affascinante, a tratti difficile da approfondire... Grazie all'uso di molti modelli, molti riferimenti materici, molta concettualità, molta tecnologia, molte immagini, si respira architettura e sperimentazione senza doversi soffermare di progetto in progetto. Troppo invadente invece l'uso del materiale video, i contenuti sono poco intuitivi e impossibili da approfondire, a meno che non si abbia a disposizione almeno un...

People meet in Architecture.

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Si è chiusa a fine Novembre la Biennale di Architettura di Venezia. L’edizione, curata da Kazuyo Sejima, ha segnato un record di visitatori, oltre 170.000. Lo spirito che pervade la mostra è fatto di incontri, condivisione e comunicazione, la materia che attende il visitatore è fatta di luoghi, non luoghi, globalità. Approcci espositivi tradizionali ed innovativi: sale asettiche, monolitiche, che si accompagnano ad allestimenti multi sensoriali, contenuti multimediali, postazioni informative smartphone, proiezioni 3D. Atmosfere, conversazioni, racconti. Ricerca e valorizzazione di cornici architettoniche locali, usi e costumi, quotidianità, città, luoghi geografici e non luoghi onirici. Globo terracqueo, ambiente, ecologia, riutilizzo consapevole delle risorse, della materia, riqualificazione del territorio. La casa, il ponte, la città, il mondo. Interiorità, comunicazione, comunità, vita. Link: laBiennale Architettura: http://www.labiennale.org/it/architettura/index....