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Vitra Campus

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Per un designer che come me si occupa di arredi andare al Vitra Campus è una di quelle cose che non puoi non fare almeno una volta nella vita. Vitra è indiscutibilmente l'azienda di riferimento mondiale per l'arredo di design, è nota in particolare per le riedizioni di alcuni pezzi di arredo che fanno parte della storia del design, ma ha saputo negli anni consolidare la sua leadership grazie a nuovi prodotti ben progettati, intelligenti, talvolta anche un po' furbetti, ma comunque ben ideati e ottimamente comunicati. Vitra è per la produzione di oggetti d'arredo un po' come Apple per i prodotti digitali o Ferrari per le automobili, un azienda e un marchio di grande autorevolezza e dal posizionamento ai vertici del mercato. Nonostante Vitra sia un colosso del mercato dell'arredo mondiale, l'azienda ama definirsi "a family business company for eighty years", ovvero una ditta a gestione familiare da 80 anni. Questa immagine aziendale viene raffo...

Expo 2015: Nutrire il pianeta

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E' un tardo pomeriggio nuvoloso a Milano. Il mio Expo 2015 inizia in Triennale . L'esposizione Arts &Foods e l'esposizione Kitchen & Invaders sono davvero molto interessanti. In Triennale il cibo è raccontato con un percorso storico e tematico che affianca sapientemente arte, architettura, design, grafica, pubblicità, quotidianità, società. La Triennale è senza dubbio un ottimo antipasto per la giornata successiva, da vivere nel cuore di Expo Milano 2015. La nuova giornata inizia con una mattinata di cielo sereno a Milano, arrivo ad Expo in Metro, ingresso Ovest. I controlli all'ingresso sono accurati, ma rapidi. Mi guardo intorno e sono un po' spaesato... mappa alla mano riconosco Pavilion Zero e Expo Center, non un gran che teatrale come primo impatto. Ad accogliere i visitatori ci sono moltissimi volontari, sorridenti e disponibili, e anche i personaggi dello scenografo premio Oscar Dante Ferretti , davvero molto belli, ma poco valorizzati dal contest...

MAXXI: Arte contemporanea a Roma

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Roma, un weekend estivo, caldo e soleggiato. Tarda mattinata, la città è tranquilla, i romani si sono tutti trasferiti al mare di primo mattino. L'entrata del MAXXI si mostra timida nel contesto cittadino, l'architettura di Zaha Hadid è quasi invisibile passando accanto alle cancellate in rete d'acciaio. Il piazzale interno è vuoto, passeggio costeggiando l'edificio in vetro, cemento e metallo, mi faccio distrarre alzando la testa e seguendo i volumi architettonici intrecciarsi con un andamento geometricamente voluttuoso. Proseguo a camminare con gli occhi all'insù rischiando di sbattere il naso addosso ad un colonnato e perdendo inesorabilmente le indicazioni per raggiungere l'entrata del museo. Le indicazioni, a dire il vero, sono poco intuitive, ma dopo aver provato a tirare e spingere una moltitudine di porte a vetri, come fosse un comunissimo ufficio postale di periferia, alla fine trovo l'agognato pertugio e posso finalmente entrare nel Museo Nazio...

Barcellona: il mare, l'arte, l'architettura.

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La prima cosa che appare chiara arrivando a Barcellona è che modernità e tradizione, quotidianità e leggerezza, non sono solo parole vuote, ma spirito vivo della città. Una volta tanto le Olimpiadi hanno fatto bene ad una città, lasciando segni evidenti di solida funzionalità urbana e freschezza architettonica, sapientemente inseriti in un contesto ricco di storia ma anche aperto alla spiaggia e al mare, ai grattacieli e al cemento, usato con parsimonia ed efficacia estetica. La spiaggia è ampia, con un lungomare e un porto ricchi di vita, e non è assolutamente indispensabile consumare Las Ramblas per trovare divertimento e vivacità. Ci si sposta comodamente in metropolitana per i tratti più lunghi mentre il centro città si può vivere facilmente e tranquillamente passeggiando. Barcellona è sinonimo di Antoni Gaudì , e il tour delle sue architetture è assolutamente imperdibile. La più imponente è senza dubbio la Sagrada Familia, la più affascinante è il complesso di Park Guell, la pi...

Architettura e natura: l'Orto Botanico di Padova

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L' Orto Botanico di Padova è tra i più antichi del mondo e il più antico tra quelli universitari. Un patrimonio di valore internazionale, protetto dall' Unesco . E' a due passi dalla Basilica di Sant'Antonio , a tre passi da Prato della Valle . Vivo a Padova da sempre, non l'avevo mai visitato. Ci è voluto il moderno progetto del Giardino delle biodiversità per farmi entrare in questo affascinante angolo della mia città. Non sono un grande amante delle piante e dei fiori rinchiusi in uno spazio artificiale, preferisco la natura libera nel suo paesaggio, ma devo essere sincero, l'Orto Botanico di Padova mi ha emozionato. Questo nuovo Orto Botanico mi ha attirato con i contrasti tra architetture antiche e moderne, mi ha sedotto con la sua materica semplicità e la sua trasparente maestosità. Accostare con intelligenza elementi per contrasto è il segreto di ogni buon progetto di arte, design, architettura, forse anche di ogni buon progetto di vita. L'Italia ...

Architettura: Tadao Ando e Punta della Dogana

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Punta della Dogana è un luogo strategico per Venezia. Lo è stato nella storia e può tornare ad esserlo nella modernità. Da sempre luogo di scambio di merci, è stata trasformata in un luogo di scambio di culture, grazie a Francois Pinault Foundation e al restauro di Tadao Ando è diventato uno degli spazi museali più affascinanti di Venezia. Vista da Piazza San Marco, Punta della Dogana è una sorta di prua cittadina che squarcia le acque del Canal Grande. Arrivando a Punta della Dogana invece, tra passaggi di calli strette e lasciandosi scorrere Palazzo Venier e la Peggy Guggenheim Collection , la vista di Palazzo Ducale e del campanile di San Marco che si specchia sul Canal Grande è suggestiva, emozionante. L'esterno di Punta della Dogana è rigoroso, rispetta la solidità richiesta dalla sua storia di luogo dedicato alle attività militari e commerciali. La sorpresa è al suo interno, dove l'intervento di Tadao Ando con un grande volume centrale, un cubo realizzato con il suo cel...

Arte: Prima Materia a Punta della Dogana

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Dall'alchimia medievale alla fisica nucleare moderna, la ricerca sulla prima materia, l'elemento primordiale dell'esistenza, ha impegnato scienziati, filosofi, artisti. Caroline Bourgeois e Michael Govan hanno esplorato questo tema per Francois Pinault Foundation, in mostra a Punta della Dogana a Venezia , fino al prossimo 15 febbraio 2015. Non amo prepararmi troppo quando vado a vedere una mostra d'arte, soprattutto se d'arte moderna o contemporanea. Ho fatto lo stesso per questa mostra, leggendo del tema generale, quello della Prima materia, ma senza entrare nei dettagli o negli approfondimenti. Ho affrontato contro corrente anche il percorso museale, vagando liberamente tra gli splendidi spazi espositivi riprogettati da Tadao Ando. La riflessione sull'elemento costitutivo la materia primordiale non è così intuitiva, ma l'allestimento e le opere mi hanno accompagnato senza dubbio in una riflessione sull'esistenza. Opere piuttosto semplici, dai det...

Architettura: la Biennale di Rem Koolhaas

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Questa 14ma Biennale Internazionale di Architettura di Venezia è ormai agli sgoccioli, chiude domani, e io non ho ancora capito se mi è piaciuta oppure no. Concettualmente non fa una piega, è strutturalmente legata alla passata edizione che titolava " Common ground ", proseguendo dal terreno verso il tetto questa " Fundamentals " ci accompagna pezzo per pezzo, tra l'altro in perfetto divenire con la sorella Biennale d'Arte dello scorso anno, che con il " Palazzo Enciclopedico " ci aveva già abituati ad un approccio di questo tipo. Concetti a parte, questa biennale mi è sembrata a tratti troppo sperimentale e a tratti troppo reazionaria, una dicotomia che poteva essere molto interessante, se ben raccontata, ma la mia sensazione è stata piuttosto quella di smarrimento. Le cose interessanti non sono mancate, anzi, quello che non ho colto è stato il filo del racconto. Inoltre questa edizione, più di altre che ho avuto modo di visitare, sembrava esc...

Lifestyle: Venezia, città senza tempo

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Avere una città come Venezia a mezzora di distanza da casa è un assoluto privilegio. Amo la mia Padova e amo la sua periferia che mi ospita, tra terreni agricoli, argini di fiumi che si intersecano, colline all'orizzonte e zone residenziali tranquille e un po' banali. Ma se amo Padova è anche grazie a Venezia così a portata di mano, a portata di desiderio. Venezia è un caleidoscopio di silenzi e fracasso, di souvenir e arte, di immobilismo e frenesia, di realtà e immaginazione. Per molto tempo ho dimenticato quanto fosse straordinaria questa città. Poi capita di reincontrarla, quasi per caso, e innamorarti di nuovo di lei, con consapevolezza. Da qualche anno è tornata nel mio cuore, e sono sicuro che non se ne andrà mai. Ho ancora tanto da scoprire e mai riuscirò a capirla fino in fondo, ma questo viaggio dentro di lei, a tratti attento e silenzioso, a tratti distratto e gioioso, continuerà ad emozionarmi sempre. Una mattina di Settembre ho desiderato guardarla negli occhi, ra...

Design: Oltre la decorazione, oltre lo stile

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Che si parli di arredi d'interni, di prodotto industriale o di qualsiasi altro settore commerciale, ormai decorazione e stile hanno preso possesso della parola design e non la vogliono più mollare. Noi progettisti abbiamo tenuto tra le mani questa parola per lungo tempo, senza renderci davvero conto del valore che questa parola poteva avere e del potenziale esplosivo che poteva rappresentare. Ci abbiamo giocato per troppo tempo, fino al momento in cui distrattamente l'abbiamo fatta scivolare per terra, e ora ci ritroviamo a contendere la parola design con chi aveva già tra le mani le parole stile e decorazione. Peggio per noi, troppo distratti e troppo concentrati su noi stessi per accorgerci che il mondo intorno a noi cambiava rapidamente, troppo sicuri di noi stessi, noi progettisti che ci facevamo chiamare designer per sentirci più internazionali, mentre ci facevamo fregare la parola design dalle mani da un manipolo di commercianti e markettari. In tanti hanno tentato...

Centre Pompidou e Atelier Brancusi

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Il mio primo incontro con una scultura di Brancusi è stato a Venezia, lo scorso anno, a casa di Peggy , una domenica mattina. Uccello nello spazio . Una forma ancestrale dalle superfici oniriche. Emozione pura. Lo scorso anno avevo incontrato per la prima volta anche il Centre Pompidou , a Parigi, e la fretta, cattiva consigliera, mi aveva fatto saltare l'appuntamento con l' Atelier Brancusi . Quest'anno non ho perso l'occasione per rimediare. Nella sua ricostruzione Renzo Piano utilizza sapientemente le pareti di vetro, senza mai abusarne, per darci degli scorci mai invadenti, per mantenere intatta l'idea di stanza, di involucro indipendente da noi, spettatori non paganti (si, l'ingresso è gratuito). L'effetto a prima vista può sembrare troppo teatrale e scenografico, rischia di lasciare sensazioni di uno spazio morto, immobile, ma i tagli di luce provenienti dal soffitto scaldano l'atmosfera, e in un crescendo continuo di dettagli, dallo studio 1 a...

Architettura in mostra a Padova: Un weekend con Renzo Piano

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Il mio weekend con Renzo Piano inizia di fronte ad un megaschermo, un sabato di marzo, davanti al Palazzo del Bo . Bella iniziativa il megaschermo in piazza, e la piazza è piena. Dopo una lunga attesa iniza la diretta, e iniziano a parlare, purtroppo, politici e rettori, perché è ovvio, l' esperienza di Volunia non è servita a nulla. Stimo Ivo Rossi ma il suo intervento è inutile e a tratti imbarazzante, come quando descrive Renzo Piano come uno di quelli che non fa precipitare astronavi nelle città, sbugiardato qualche minuto dopo dallo stesso Renzo Piano che racconta divertito gli sguardi della gente all'inaugurazione del Centre Pompidou , definendo il suo progetto, ovviamente, come astronave in mezzo alla città di Parigi. Si, perché alla fine, per fortuna, prende parola lui, il Maestro, l'Architetto Renzo Piano. Prima di lui un caloroso e a tratti commosso intervento del padre di Barbara , che ha il merito di aver portato nella mia città, Padova, una interessante d...

Carlo Scarpa: Gipsoteca Canoviana a Possagno

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C'è un piccolo scrigno di magia tra le montagne trevigiane, a Possagno. La casa natale del più importante scultore neoclassico della storia, Antonio Canova, è dall'esterno una semplice, quasi banale, tipica casa veneta. Il cortile interno è ben curato, con un tipico giardino italiano. Da un lato la continuazione della casa natale, dall'altro le vecchie scuderie e il grande edificio delle gipsoteche. Per entrare negli edifici si devono aprire le porte di ingresso con vecchie maniglie e serrature, che stimolano una curiosa atmosfera di scoperta ed esplorazione. L'atrio di ingresso delle gipsoteche è uno straordinario ombelico di emozioni. Frontalmente, la gipsoteca ottocentesca progettata dall'architetto Francesco Lazzari. Lateralmente, l'Ala Scarpiana, progettata dall'architetto Carlo Scarpa. I due spazi si parlano, in una dialettica di luci, ombre, volumi, grandezze, atmosfere. La gipsoteca ottocentesca è immobile, monumentale, con una luce soffusa che tr...

Carlo Scarpa: Negozio Olivetti Venezia

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C'è un piccolo meraviglioso angolo di Venezia, uno dei tanti, che mi emoziona più di tutti gli altri. E' una sintesi sorprendente di architettura, design, visione di impresa. In un angolo di Piazza San Marco, dal 2011, ha riaperto le porte il Negozio Olivetti di Carlo Scarpa, un allestimento museale di piccole dimensioni ma dal valore culturale inestimabile, affidato al FAI. Il restauro di questo capolavoro ci consente di rivivere l'atmosfera degli anni sessanta, la visionaria utopia socialista di Adriano Olivetti, il genio architettonico progettuale di Carlo Scarpa, la straordinaria creatività delle origini  del design industriale italiano. Il Negozio Olivetti è ben visibile dalle ampie vetrine di Piazza San Marco, dalle quali si percepisce tutta la potenza evocativa degli spazi, dei volumi, dei materiali, degli oggetti. Il mio consiglio però è di non accontentarsi. Aprite le porte e salite i gradini di quella scala straordinaria. Fate attenzione ai dettagli, respirate...

Editoria specializzata: meno news, più contenuti.

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L'avvento del web, degli smartphone e dei tablet, insieme alla crisi, hanno messo in difficoltà non solo la carta stampata tradizionale, ma anche l'editoria specializzata b2b. Anche i magazine specializzati per professionisti devono reinventarsi. Per molti anni molte riviste, in particolare quelle dell'arredamento, dell'architettura e del design, hanno vissuto essenzialmente con il denaro degli inserzionisti, risultando spesso pubblicazioni banali, autoreferenziali, essenzialmente poco utili, se non per soddisfare le esigenze di visibilità (talvolta di vanità) delle aziende. I soldi scarseggiano, scarseggiano gli inserzionisti, scarseggiano le novità da parte delle aziende e quindi scarseggiano le notizie da pubblicare. Molta editoria specializzata è di fronte ad un bivio: cambiare, o morire (e qualche illustre pezzo s'è già perso per strada, in particolare nel settore arredo ufficio). I magazine specializzati di qualità ci sono, sono pochi, e reagiscono alle dif...

MUSE: Curioso di Natura

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La montagna è bella, è interessante, ed è giovane. La proposta culturale è molto ampia e recentemente ha acquisito un nuovo protagonista, il MUSE, Museo delle Scienze di Trento. Il Muse è parte integrante di un progetto più ampio di riqualificazione dell'ex area Michelin nella periferia di Trento. Il progetto Le Albere è di Renzo Piano e comprende non solo il Museo, ma anche un quartiere residenziale completo di aree commerciali, uffici, auditorium, hotel. A fine agosto mi sono precipitato a visitarlo, dato che sono curioso di natura. Dal punto di vista architettonico il quartiere Le Albere mi è piaciuto molto, è sobrio e fresco, curato nei dettagli, ricco di verde e di materiali di costruzione di qualità, un mix di tecnologia, tradizione e natura che è perfettamente in linea con gli affascinanti contrasti urbanistici della zona, caratterizzata dalla modernità del Muse, dalla tradizione del vecchio Palazzo delle Albere, dal verdeggiante panorama montuoso in cui è inserito. Il...

Workplace Design: procedure operative

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Il Workplace design è lo strumento che ci permette di realizzare luoghi di lavoro il più assonanti possibile con le esigenze dell'azienda e le aspettative dei lavoratori, in equilibrio con il paesaggio esterno e in relazione con le architetture esistenti. Realizzare un buon progetto di Workplace design può condizionare molto positivamente le relazioni e le interazioni tra individui e con l'ambiente di lavoro, può dare maggior forza ad un progetto innovativo di management e può restituire importanti energie propulsive da trasformare in comunicazione, marketing e più in generale in brand identity. Le fasi principali di progetto sono la ricerca, lo sviluppo, la concretizzazione. Queste tre fasi sono declinate in procedure operative utili alla definizione degli elementi fondanti il progetto, elementi necessari all'ottenimento di un risultato davvero innovativo e coincidente il più possibile con le esigenze di tutti i protagonisti: azienda, lavoratori, architettura, comunità,...

Comunicare con il workplace

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Le strutture aziendali sono sempre più fluide, le professioni si stanno sempre più de-materializzando,  le relazioni professionali si spostano inesorabilmente verso una maggiore informalità. Nonostante questo l'azienda, la fabbrica,  l'ufficio, restano luoghi insostituibili. Il workplace design ci aiuta quindi a migliorare il luogo in cui passiamo, molto spesso, la maggior parte del nostro tempo. Per le giovani generazioni di imprenditori e professionisti è più semplice integrare il workplace design nel più ampio progetto di azienda che hanno in mente, per le aziende storiche questo è più complesso e limitato spesso alla scelta di architetture esternamente caratteristiche, reception e sale riunione distintive, location di prestigio... Il luogo di lavoro comunica, questo è chiaro a tutti, ma questo tipo di scelte risulta spesso monodirezionale e non sempre incisivo. Il workplace design aiuta ad andare oltre queste scelte "canoniche" dando inizio ad un dialogo multid...

Parigi: Centre Pompidou

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Lasciamo alle nostre spalle Place de la Concorde, attraversiamo i giardini e arriviamo al Louvre, con le sue colonne e le sue piramidi, l'architettura classica e quella moderna che si arricchiscono vicendevolmente. Un assaggio delle emozioni che ci regalerà anche il Centre Pompidou. Passeggiamo rapidamente lungo la Senna, con il frastuono assordante del traffico cittadino, per poi infilarci rapidamente verso Notre Dame e ritrovare i rumori gradevoli di una città viva. Ritorniamo sui nostri passi, attraversiamo la Senna e arriviamo all'Hotel de Ville, circostanza certificata dalle innumerevoli riproduzioni della celeberrima foto del bacio di Doisneau presenti ovunque. Ci dirigiamo verso Rue Beaubourg e ad un tratto, quasi inaspettatamente, si presenta ai nostri occhi il Centre Pompidou... Arrivando da Rue Beauburg la vista è sorprendente, quasi surreale. Un groviglio d'acciaio dai colori intensi, un volume architettonico definito e monolitico ma dalla consistenza indecifr...

Storia del Design: Eileen Gray

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Nella storia dell'Architettura e del Design ci sono Scuole di pensiero come International style e Bauhaus oppure personaggi come Le Corbusier e Mies Van Der Rohe che godono di ottima fama non solo tra gli esperti, ma anche tra un pubblico molto più vasto e non specializzato. C'è una figura poco conosciuta nella storia del design che ha fascino e creatività da vendere: Eileen Gray . Prima di tutto non è banale sottolineare che Eileen Gray è una donna che si misura in un mondo, quello della progettazione e della produzione industriale di inizio novecento, quasi totalmente di segno maschile. In secondo luogo alcuni approcci creativi, culturali, progettuali e stilistici di Eileen Gray sono il frutto di una contaminazione culturale e di una dialettica costruttiva e propositiva tra colleghi progettisti che deve farci riflettere, immersi come siamo nel nostro quotidiano che risulta spesso essere un discutibile decadente red carpet di archistar. Qualche settimana fa ...