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Visualizzazione dei post con l'etichetta marketing

Turismo (e non solo): possibili scenari per il Marketing post-pandemico

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Immaginare possibili scenari operativi post-pandemici per il settore del turismo, ad oggi, non è cosa semplice. Di certo è già possibile riflettere sulle dinamiche di comunicazione con le quali il settore del turismo (e non solo) dovrà agire nel breve e nel medio-lungo periodo. Ne ha parlato ad esempio il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia nella conferenza stampa di ieri, indicando alcune parole chiave (riassumo): servizi, sicurezza, turismo domestico, attrazione del turismo dall'estero attraverso l'utilizzo di opinion leaders . Sono certo della buona fede del Presidente Zaia nell'indicare come fondamentale strumento di comunicazione quello degli opinion leaders e influencers . Il problema è che non ha senso identificare a priori lo strumento con cui aggiustare un danno, se prima di tutto non abbiamo analizzato in profondità di che danno stiamo parlando, le sue cause, e soprattutto come vogliamo manutenere e preservare per il futuro ciò che stiamo aggiustando...

Economia e marketing: cos'è l'obsolescenza programmata?

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Prima o poi capita a tutti, una settimana dopo la scadenza della garanzia, di essere abbandonati dalla propria automobile, dal proprio telefonino, computer o elettrodomestico. Altre rarissime volte ti senti fortunato perché invece ti capita qualche settimana prima della scadenza, ma in entrambi i casi il pensiero che ci frulla per la testa è sempre lo stesso, le aziende produttrici lo fanno di proposito? Il tema è molto controverso e molto complesso. L' obsolescenza programmata , ovvero l'invecchiamento progettato, è una pratica che sicuramente è stata ampiamente adottata in passato, e lo è tuttora, anche se in forme differenti, da molti brand. Durante il boom industriale del dopoguerra, in particolare il boom economico italiano , le aziende di produzione industriale erano legate a processi produttivi tradizionali, quasi ottocenteschi, e diedero vita a prodotti progettati per durare nel tempo e per essere riparati, anche più volte, nel corso degli anni. Durante gli anni 80 i...

Marketing: la smaterializzazione dei servizi

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Da qualche anno le grandi aziende e le grandi istituzioni economiche hanno aumentato a dismisura i servizi immateriali offerti ai clienti, diminuendo drasticamente i servizi materiali. Ci hanno ammaliato con sconti e offerte sottocosto, finanziamenti agevolati, garanzie supplementari, polizze assicurative, punti fedeltà, ci hanno abituati (o costretti...) a montare i mobili da soli, a fare operazioni bancarie da soli, a parlare con un computer quando chiamiamo il servizio clienti, e così via. Questa strategia di smaterializzazione dei servizi ha permesso alle grandi di abbassare i costi scaricando inefficienza gestionale e organizzativa sulle spalle del cliente. Questa strategia di management e marketing porta a costi inferiori per l'azienda e a prezzi inferiori per il cliente, quindi la smaterializzazione dei servizi non deve essere vista come assolutamente negativa, ma semplicemente come un dato di fatto. Alcune grandi stanno facendo almeno in parte retromarcia, mettendo a dis...

Marketing: l'Italia, l'Expo, e Very Bello!

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Mancano ormai pochissimo all'apertura di Expo 2015 a Milano, un evento che attrae interesse internazionale, una importante occasione di visibilità e di business non solo per Milano, ma per tutto il nostro paese. Come da tradizione, non potevano mancare scandali e disorganizzazione tipicamente italici a caratterizzare i cantieri dell' Expo , e non poteva mancare la tradizionale superficialità nella gestione del marketing dell'evento, in particolare nel marketing online e nel web in generale. A tenere banco la questione " Very Bello! " ovvero il sito internet istituzionale che dovrebbe essere il motore digitale del turismo culturale in Italia nel periodo dell'Expo. Dalla sua (prematura) presentazione da parte del governo italiano il sito è migliorato molto, grazie anche alle feroci critiche arrivate dal web. Non è ancora perfetto (nessun sito al mondo è perfetto...), e si può fare ancora molto in queste settimane che ci separano dall'apertura di Expo, ma...

Design: Oltre la decorazione, oltre lo stile

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Che si parli di arredi d'interni, di prodotto industriale o di qualsiasi altro settore commerciale, ormai decorazione e stile hanno preso possesso della parola design e non la vogliono più mollare. Noi progettisti abbiamo tenuto tra le mani questa parola per lungo tempo, senza renderci davvero conto del valore che questa parola poteva avere e del potenziale esplosivo che poteva rappresentare. Ci abbiamo giocato per troppo tempo, fino al momento in cui distrattamente l'abbiamo fatta scivolare per terra, e ora ci ritroviamo a contendere la parola design con chi aveva già tra le mani le parole stile e decorazione. Peggio per noi, troppo distratti e troppo concentrati su noi stessi per accorgerci che il mondo intorno a noi cambiava rapidamente, troppo sicuri di noi stessi, noi progettisti che ci facevamo chiamare designer per sentirci più internazionali, mentre ci facevamo fregare la parola design dalle mani da un manipolo di commercianti e markettari. In tanti hanno tentato...

Cultura e innovazione: Musei asociali

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Vi siete mai chiesti per quale motivo non si possono fare foto in moltissimi musei? Io me lo chiedo tutte le volte e ogni volta non riesco a trovare un motivo valido che giustifichi questa antipatica asociale abitudine. Non sono un esperto di conservazione museale ma mi è capitato, per lavoro, di collaborare alla realizzazione di allestimenti espositivi e anche alla realizzazione di laboratori di restauro. Le opere più delicate vengono debitamente isolate con vetri, pannelli o teche protettive che isolano o proteggono da umidità, raggi UV, polvere e altri agenti potenzialmente pericolosi. Se un opera è appesa senza alcuna particolare protezione è perché quell'opera, come dire, se lo può permettere. Di sicuro una foto fatta con un cellulare non danneggia nulla,  più che altro danneggia (così dicono...) qualche diritto di copyright e le tasche dei bookshop e artshop museali. Riassumendo, i musei ci impediscono di portare a casa un ricordo e molto spesso ci impediscono di fare per ...

Comunicare: pubblicità, sesso, bugie e videotape

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Ieri mi sono imbattuto in alcune cose interessanti che riguardano la comunicazione, il vendere, l'informare, l'essere femmina, maschio, cittadino, contribuente. Nel pomeriggio leggo un tweet di Valentina Cinelli , web editor specializzata in comunicazione, che rimanda ad un articolo del corriere.it su una pubblicità giudicata sessista. Il mio giudizio, da maschio mediamente istruito, mediamente acculturato, tendenzialmente non bigotto (non credo di essere un maschilista, ma il giudizio lo lascio a voi, dopo aver letto questo post) è che in fondo usare un culo o delle tette fuori contesto per comunicare un prodotto non sia tanto il frutto di una mentalità sessista o maschilista, ma semplicemente il frutto di un pessimo lavoro, e basta. Sinceramente un manifesto con un paio di chiappe di ragazza in costume abbinate ad un succo di frutta urta molto meno la mia sensibilità rispetto ad una pubblicità con Kevin Costner che brandisce il suo pene / grissino sotto lo sguardo langu...

Marketing: Cos'è il Product placement?

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La pubblicità indiretta è una forma di promozione che sfrutta canali limitrofi alla pubblicità, nascondendosi, più o meno maliziosamente, tra i fotogrammi di un film, tra le inquadrature di una trasmissione televisiva, tra le immagini di un magazine, tra le righe di un libro. La pubblicità indiretta ha le sue peculiarità, è regolamentata da leggi specifiche, e non deve essere per forza criminalizzata, ci sono esempi di pubblicità indiretta ben fatti, in alcuni (rarissimi) casi, anche esempi rivoluzionari. Se correttamente contestualizzato, non forzato, sincero e culturalmente irreprensibile, il marketing attraverso la pubblicità indiretta può essere uno strumento efficace di comunicazione e di affermazione della percezione di un marchio. Il pericolo della brutta figura, però, è proprio dietro l'angolo. Qualche giorno fa, comodamente appollaiato sul mio divano, guardavo il mio dvd di Paolo Sorrentino "La Grande Bellezza". Bel film, anche se mi aspettavo qualcosina di p...

Il senso del design

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Per troppo tempo molte aziende hanno voluto raccontare al nostro cervello, attraverso i nostri occhi e le nostre orecchie, che un prodotto di design è semplicemente bello e tecnologico. Semplificazione non solo banale, ma maliziosamente colpevole. Molte aziende si sono macchiate di avarizia e gola, attraverso lussuriose agenzie di marketing e accidiosi designer hanno istigato la superbia e l'invidia del consumatore. All'appello dei sette vizi capitali manca solo l'ira, democraticamente trasversale. Le incazzature infatti, con l'avvento della crisi, hanno accomunato un po' tutti. Un mercato viziato, ecco cosa ereditiamo da questo inizio di millennio. Mai come negli ultimi quindici anni la parola design è stata più abusata. Il design è stato volgarmente violentato per soli fini di profitto, mettendone a rischio le ambizioni innovative, le capacità propulsive, le energie emozionali. Il mercato però cambia, si fa più fluido, trasversale, consapevole. Ed ecco c...

Comunicare con il workplace

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Le strutture aziendali sono sempre più fluide, le professioni si stanno sempre più de-materializzando,  le relazioni professionali si spostano inesorabilmente verso una maggiore informalità. Nonostante questo l'azienda, la fabbrica,  l'ufficio, restano luoghi insostituibili. Il workplace design ci aiuta quindi a migliorare il luogo in cui passiamo, molto spesso, la maggior parte del nostro tempo. Per le giovani generazioni di imprenditori e professionisti è più semplice integrare il workplace design nel più ampio progetto di azienda che hanno in mente, per le aziende storiche questo è più complesso e limitato spesso alla scelta di architetture esternamente caratteristiche, reception e sale riunione distintive, location di prestigio... Il luogo di lavoro comunica, questo è chiaro a tutti, ma questo tipo di scelte risulta spesso monodirezionale e non sempre incisivo. Il workplace design aiuta ad andare oltre queste scelte "canoniche" dando inizio ad un dialogo multid...

Responsabilità Sociale e buon Marketing

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Si parla sempre più spesso di Responsabilità Sociale d'Impresa, in particolare in tempi di crisi come quello che stiamo attraversando chi ha avuto di più nel passato dovrebbe sentire la necessità di ridistribuire le risorse a favore di tutti. Quello della Responsabilità Sociale d'Impresa è un tema complesso e non banale, in un paese come il nostro che ha avuto la fortuna di ospitare una grande avventura d'impresa come Olivetti ci si aspetterebbe di più, soprattutto dalle grandi aziende. Se qualcosa in questo campo si muove il merito spesso non è delle grandi aziende, ma delle medio piccole. Ho avuto il piacere di conoscere recentemente due piccoli progetti di buon marketing che mi hanno colpito positivamente... Il primo, più vicino al mio mondo, quello del design, è l'iniziativa di Berto Salotti denominata divanoXmanagua. Iniziativa semplice ma efficace, che mette assieme imprenditorialità, artigianalità, formazione, beneficenza. Il secondo esempio è la certificazion...

Web marketing: Spam e content

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Molte aziende e imprenditori italiani, piccoli e grandi, hanno un modo di approcciarsi al web e al marketing sul web molto deprimente. Ci sono due tipi in particolare che spiccano sugli altri: il complottofobico e il furbone. Il primo evita di fare marketing sul web (o ci dedica pochissime risorse) per paura di perdere il proprio status di azienda "seria", ha una paura folle del feedback negativo da parte del cliente e ancor più ha il terrore di attacchi mirati e complotti escogitati da parte dei competitors.  Il secondo invece vede nella facilità di accesso ad un grande numero di utenti la possibilità di fare soldi rapidamente... Certo il web è anche un luogo pericoloso ed è anche un luogo che facilita molto il business, ma come in tutte le cose, nel web o nel business tradizionale, nella vita reale e nei contatti virtuali, le cose ben fatte spesso (non sempre, ma spesso) hanno prospettive migliori rispetto a quelle fatte male. Se un brand attua online una politica mirata,...

Meglio un sito, un blog, o entrambi?

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Meglio aprire un negozio, una showroom, partecipare a seminari, oppure organizzare workshop tematici? Internet, sito web, blog e social network non sono altro che l'evoluzione di strumenti di contatto col pubblico tradizionali. La risposta a tutte queste domande non è facile e probabilmente non potrà mai essere definitiva. La cosa più giusta da fare è prima di tutto definire chi siamo, cosa facciamo, cosa vogliamo comunicare, chi sono i nostri interlocutori, quali strumenti abbiamo... Abbiamo una nostra identità definita? La nostra attività ha delle caratteristiche peculiari? Conosciamo i nostri clienti e il nostro mercato? Abbiamo qualcosa da raccontare?  Se siamo una grossa azienda probabilmente il problema non sussiste, le idee saranno abbastanza chiare (magari sbagliate, ma chiare) e sarà necessario (oltre che facilmente attuabile) sviluppare tutte le direzioni di comunicazione. Se siamo invece una micro impresa, un artigiano oppure un professionista, la risposta a queste dom...

Vita da blogger

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Non c'è un modo giusto o sbagliato di essere un blogger. Si può scrivere di temi importanti o di gossip, di temi universali o privati, si può raccontare la moda, la tecnologia, la vita, le emozioni, si può essere se stessi o ci si può nascondere dietro identità più o meno segrete, si può essere polemici o costruttivi, si può essere antipatici o propositivi, si può scrivere benissimo o malissimo; tutto sommato non è così importante, nel web c'è spazio per tutto e per tutti. Quello che identifica un blogger è il suo essere tale senza soluzione di continuità, ininterrottamente alimentato da curiosità, interesse, ricerca, passione, condivisione, e anche da un pizzico di narcisismo... Un blogger è un individuo che racconta con parole, immagini e connessioni la vita che lo circonda, che sia essa reale o virtuale, vera o immaginata, vissuta o sognata. Ogni blogger ha la sua identità, più o meno originale. Io vi racconto il mio modo di essere blogger. In questi ultimi due anni ho avu...

Packaging Design: Coppa del Nonno

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Packaging Design: ovvero come si vestono i prodotti di consumo. Sono andato a fare la spesa al supermercato. Hanno cambiato il packaging dei miei biscotti preferiti. Il formato della confezione è lo stesso di prima, la grafica no. Panico, non trovavo quello che cercavo tra le gondole (cos'è la gondola? Gondola è il termine tecnico con cui si identificano gli scaffali tipici della grande distribuzione). Eppure quei biscotti erano davanti ai miei occhi, mimetizzati, perché il mio cervello stava cercando altro, un colore diverso, un segno diverso, un'emozione diversa. Alla fine, scandagliato da cima a fondo lo scaffale, sono riuscito a vederli, nel loro anonimo look rivisitato. Quando pensate al progetto di un prodotto pensate anche a chi dovrà sceglierlo tra altri, pensate a dargli un'identità. La coppa del nonno, ad esempio, si fa riconoscere da sempre tra tutti i gelati. Ma questa è un'altra storia... - Immagine: Coppa del Nonno, progetto di S.Gregor...

app(unti)

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E' stato un lungo viaggio, durato un anno. Mi guardo indietro e la sensazione è quella della montagna che ha partorito il topolino. Potevo fare più in fretta. Potevo fare meglio. Resta la soddisfazione di aver portato a compimento un piccolo, grande progetto. Resta la soddisfazione di aver coinvolto aziende e persone che stimo. Pensieri unti di sudore, dedicati al design e alla cultura del progetto nella piccola impresa. Un breve viaggio nel nordest laborioso e testardo, nell'europa creativa e nei giovani curiosi. A modo mio. - Appunti di Design Management: eBook

Contrari(a)mente

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Chi abbandona la via vecchia per quella nuova, conosce quel che lascia, non sa quel che trova. E se dovesse apparire un cartello che ti dice cio che dovresti, o non dovresti fare, non è detto che lo si debba ascoltare. Parole, voci, chiacchere. Scelte, decisioni, istinto, fortuna, destino, cadute, soddisfazioni, rimorsi, gioie, vittorie, sconfitte. Walk your way. All in. - Immagine: New Marketing - Buzz Marketing - Adidas: All in